Vento di Libeccio (2002) (Codice: )

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Vento di Libeccio (2002)
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Secondo il dizionario Devoto-Oli della lingua italiana, il libeccio é un "vento umido prove- niente da sud-ovest con raffiche violentissi- me, molto frequente in Mediterraneo (dall'arabo lebeg')". Vento capace di sradicare molti alberi maestri e in questo romanzo responsabile di mareggiate che spazzano molte vite, compre- sa quella del protagonista. Perché libeccio é il suo carattere: e si può ingabbiare il vento? Si può placarne la furia? No, che non si può. E così il giovane brillante travolgente avvocato e poi uomo d'affari internazionale Andrea Donati, nato da mastro Ninuccio, sarto all'antica in quel di Andria, lanciato verso il successo sulle vie del mondo grazie alla sua intraprendenza, al suo talento, alla sua energia, alla sua noia per qualsiasi cosa che non sia viaggio verso un dove, alla voglia di uscire dalla sua gabbia piccolo borghese meridionale per quanto con Bari negli occhi per tutto il tempo, è un turbine che avvolge tutto lasciando ovunque macerie umane e sentimentali, disseminando lungo il suo cammino baratri di infelicità per chiunque
ne incroci la strada. Perché, diciamocelo, questo Andrea Donati é un uomo insofferente, inaffidabile, volubile, senza carattere, sostanzialmente egoista e volutamente superficiale, come lo descrive impietosamente il suo biografo Matteo Bonadies. Sembra il protagonista di una telenovela americana, quei tipi tutti dollari e cattiveria, leccati come modelli e aridi come deserti, e invece è in fondo un simbolo del nostro tempo. Io non conosco bene Matteo Bonadies, e mai lo avrei conosciuto se non fossi stato risucchiato nella brezza delle serate Lions, meno devastanti del libeccio ma non meno inesorabili. Parlo con molta ironia e il lettore abbia venia per me, specie se orgogliosamente lionista. Voglio dire che nel giro di qualche meeting sempre da me mal sublimato col personale libeccio del mio lavoro giornalistico, sono stato messo in mezzo dalla simpatia innata del nostro autore, quelle persone impagabili alle quali alla fine non riesci a dire no. Non che volessi dirgli no a questa presentazione, ma insomma non sono in grado di decrittare se la storia da lui tanto sapientemente raccontata gli somigli un po'. Senza moralismi, perché qui siamo ad un personaggio negativo, se vogliamo restare alla superficie. Ma accetto scommesse su un pizzico di complicità con la sua creatura, come sempre avviene anche quando sembra tutto il contrario.
Forse Matteo non ama punto il siderurgico egoismo di un uomo che tratta gli altri, ma anzitutto donne e parenti e addirittura una figlia, come un fast food: consumare in un quarto d'ora e via. Tutta la sua esistenza é una scomparsa subito dopo aver seminato attese ed illusioni. Non già per cattiveria, ma per un solo unico irresistibile amore: se stesso. Vive più in aereo che a terra. Abita più alberghi che case. Frequentatore di jet set e di cene di lavoro. Inafferrabile e sempre appena partito. Donne, auto, esotismi. Ma anche estreme fragilità, che tenta sempre di compensare aggrappandosi a qualcuna ma non oltre una notte di sesso. E una solitudine che é l’altra faccia di chi non riesce a dare agli altri che delusione e dolore. Piaceri della vita presi a piene mani e dispiaceri della vita elargiti altrettanto, che il nostro pagherà, solo in un condominio, quando il suo cuore tradirà anche lui stesso con un colpo solo, un big one forse atteso e non ostacolato in una sorta di catarsi consciamente cercata. E tuttavia, mi domando, perché Matteo Bonadies doveva mettersi a tratteggiare un soggetto simile con la sapiente tecnica del detto e non detto che lascia spazio alla immaginazione, alla creatività della personale lettura di ciascuno? La butto giù tutta: per quanto a cose fatte sarebbe stato meglio girargli alla larga, il nostro Andrea conquista perché incarna il sogno di successo, di bella vita, di mondo dorato, di riscatto da una condizione, di rassicurante sensazione che si può se si vuole, di volo, sì di volo libero che sono in un recesso dell’anima di ciascuno. E se Matteo Bonadies non lo dice, io sarò presuntuoso ma lo ho capito: si può fare tutto questo con orari di ufficio e serata conclusa davanti al Costanzo Show? C’è una terza via fra egoismo e rinuncia? Si possono percorrere le vie del mondo andando a prendere la figlia da scuola e mettendola a letto con i bacetti, ciò di cui Annette, la figlia senza padre di Andrea non ha mai avuto? Qui c’è la metafora dell'esistenza: quanto l'affermazione personale possa lasciare spazio agli altri, quanto il mondo aperto sia capace di conservare gli angoli di gioie private, quanto il globalismo riesca a preservare il localismo dei valori, a conciliare le partenze con i ritorni. E quanto spazio sia lasciato alla sosta del parlarsi e del guardarsi negli occhi, del dividere e del condividere nella folle corsa senza voltarsi indietro. Insomma Andrea Donati sarebbe diventato Andrea Donati avendo, come si dice dalle parti di Bonadies, un numero di casa? E quanto si riesce a comunicare in un mondo in cui mai c'è stata tanta comunicazione e mai tanta incomunicabilità? Un mondo in cui non ci si dice, ci si chatta. Un mondo in cui non ci si parla a telefono, ci si manda un messaggino. Un mondo in cui il cliente da lei chiamato è irraggiungibile.
E allora, vivaddio, a costo di essere investito da tutto il buonismo e il perbenismo del mondo, io spreco una parola per Andreuccio nostro “made in Andria”, non New York, anche se poi colà approdato con tutti i crismi: il libeccio non é lui, lui é il libecciato. E se c'è chi ha la formula per prendere un treno partendo di qui e diventare qualcuno, non dimenticando mai il comportamento politically correct, politicamente corretto, del bravo figlio, ci faccia sapere. Di danni ne ha fatti, il nostro eroe, ma come eroe stanco e malinconicamente solo è morto lui. Di novembre, un mese triste anche per morire. E dopo il crollo del sogno americano delle torri gemelle, quando tutti quanti ci sentimmo un po’ morire dentro. Sentite a me, io di fronte ad uno sconfitto simile avrei un po’ di rispetto. Questa raccontata da Bonadies è una tragedia mediterranea del nostoi, l’eterno ritorno, nonostante tutto, per lasciare il proprio ultimo respiro davanti al proprio mare.

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