Bonadies, uno scrittore che mette a nudo l’anima

Dal 1992 ad oggi Matteo Bonadies ha dato alle stampe ben sette romanzi. Da «Comunque e in ogni caso» ad «Amica mia», da «Golfo Aranci» a «Vento di libeccio», da «21 Racconti all’ombra del caminetto» al penultimo «Io?. Donna». Personaggi e situazioni diversissime attraversano le opere di Bonadies, pur mantenendo, per ammissione dello stesso autore, una caratteristica comune: sono frutto della fantasia. Il settimo, «Tano una vita inquieta» edizioni Joker, è senza dubbio il più sorprendente libro di Bonadies. Ne ha avuto una conferma il folto pubblico presente nel salone del Circolo Unione, catturato dalla lettura di alcuni passi tratti dal romanzo, caratterizzati dalla vibrante e intensa interpretazione di Franco Terlizzi, introdotto dalle dolci note del piano di Nando Garofalo. «È un libro che pone di fronte volontà umana e disegno divino - ha spiegato nell’introduzione il moderatore della serata Davide Giampetruzzi - c'è una discontinuità tra questo testo e gli altri; avvalendosi della cifra stilistica del monologo interiore, l’a u t o re pone delle domande a cui sembra non poter dare delle
risposte». Un affresco ottocentesco, lo ha definito il giornalista Costantino Foschini: «mi ha fatto venire in mente Dumas padre, Hugo e i grandi romanzi russi dell’800. E’ una storia intricatissima di una famiglia siciliana che emigra verso il nord, ambientata ai giorni nostri». Infatti Gaetano, detto Tano, il protagonista, vive la sua prima storia d’amore con una
ragazza dolce che muore tragicamente.

Tano avverte dei sensi di colpa, forse anche questo lo induce a prendere i voti e a diventare padre barnabita. Incontra una ragazza che si innamora di lui e subentrano i dubbi, i dissidi interiori e i problemi di coscienza; per dimenticarla Tano va in Africa in missione. Lei si sposa, lui cambia idea ma è ormai troppo tardi, intanto il religioso conosce una giovanissima
africana? non sveliamo di più. «C'è tutto questo e molto più - prosegue Foschini - in questo libro che vede al centro Tano, un meraviglioso perdente di successo, tutto l’opposto dei personaggi dei libri precedenti, e dell’ultimo in particolare, una donna vincente a tutti i costi, che addenta la vita. L’ultimo lavoro di Bonadies, invece, è un romanzo dell’essere più che
dell’avere, e può insegnarci qualcosa». Di Tano «eroe del tormento interiore », protagonista di «un romanzo breve o racconto lungo», ha parlato anche Franco Terlizzi. Si tratta di un personaggio positivo, che acquista spessore man mano che prosegue la lettura, fino a diventare specchio fedele della nostra realtà. Tano è un vigliacco per la donna che lo ama e risulta fondamentalmente debole ma «i suoi sentimenti potrebbero essere i nostri, per questo la lettura della sua vicenda cattura e si fa sempre più avvincente, genera inquietudine, fa riflettere sulla nostra vita, spesso inconsistente e divorata dalle apparenze. L’autore in poche pagine efficaci, smaschera il vuoto morale della nostra epoca». Di costruzione sofferta delle sue opere ha parlato Matteo Bonadies «non sono metodico nella scrittura e quando scrivo mi lascio condurre in modo naturale. Confermo che si tratta di storie di pura fantasia anche
se inevitabilmente riverso nei libri le mie esperienze e i miei tormenti. In quest’ultimo romanzo vi è traccia del mio particolarissimo rapporto con l’Assoluto. Chi non ha la fede credo che abbia qualcosa in meno, comunque a me è interessato indagare nell’animo di un prete che prima di essere religioso è soprattutto un uomo».

                                                                                                                                                                                      10 Maggio 2008 - Gazzetta del Mezzogiorno

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