La Mansarda di cartone (2011) (Codice: )

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La Mansarda di cartone (2011)
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“La mansarda di Cartone” descrive “un viaggio nella Storia e nella Memoria del nostro tempo”; questo nostro tempo fatto di ansie e di pentimenti, di dolore e tradimenti, di dissonanze e di alienazioni, di sconfitte e delusioni. La Storia e la Memoria del nostro Novecento si incontrano, giocano su più piani, e il protagonista, Luigino, non perde occasione per interrogarsi continuamente sulla realtà che lo circonda; dalla cruna di un ago, con un telescopio palomariano, osserva, condivide, esprime giudizi, è amaro ma sincero, è tragico ma ironico. Luigino è il puer aeternus che vive in ognuno di noi e attraverso questa metafora il nostro scrittore è consapevole della sfida che dinamicamente pone in atto; il protagonista coinvolto negli eventi dal grande motore della grande Storia ne condivide le esperienze, i moti dell’animo, e con la sua vivacità intellettuale sempre più matura somigliante a quella di “Marcovaldo” (protagonista di una famosa opera di Calvino) si districa e si difende dal magma sulfureo degli eventi.
Coinvolto fino in fondo, partecipa al dolore del mondo, con furore e con rabbia; non si lascia incantare dalla superficie delle cose e dei fatti ma ne intraprende una attenta e cauta valutazione; l’ironia di Bonadies riesce a costruire una contro - realtà, a tratti beffarda, a tratti dolorosa; leggere gli eventi, con uno sguardo equidistante è, di questi tempi, sempre più difficile ma ancor più difficile è per Luigino “riuscire a comprendere la crudeltà umana, essere testimone oculare di tutto quello sfacelo” scrive Bonadies. Con queste affermazioni di Luigino entriamo nel vivo della narrazione, che si fa fluida, ma, nello stesso tempo, tensiva, esplicitata dallo scrittore mediante vocaboli, quali: barbarie, sfacelo, meditazioni, famiglia, conseguenze, memoria, declino; questi elementi, ci introducono, sempre più, nella profonda tessitura narrativa de “La mansarda di Cartone” ricordandoci che la realtà si nutre di linguaggio e il linguaggio è il cibo con cui gli esseri umani lottano, dialogano, si confessano, aprono conflitti, chiedono perdono, si arrendono ma anche vincono. Lo stile di Matteo Bonadies rappresenta, attraverso le sue annotazioni di viaggio, una rete di simboli e di metafore, cifre intense per interpretare fino in fondo la contemporaneità, ma anche il tempo passato aprendo prospettive dinamiche sul nostro futuro denso di enigmi.
Tra realtà e sogno, ragione e dolore, sentimento e passione malinconie e conversazioni sull’essere e sull’esserci del mondo, la scrittura di Bonadies ci cattura, perché desideriamo saperne di più, ci incuriosiscono i risvolti della trama, le narrazioni che ci attraversano e indicano, a noi viandanti smarriti nella mappa, di guardare al senso vero della Storia, agli orizzonti che ci chiedono di fonderci con essi. Il Tempo rappresenta la cifra assoluta dell’esplorare e del narrare, con gli arcobaleni della mente, con i palpiti del cuore, con i drammi della Storia recente; lo scrittore si interroga e il suo interrogarsi ci appartiene, dobbiamo farlo nostro, ne dobbiamo condividere la sostanza della logica argomentativa senza disperdere il vero senso degli eventi. A nulla vale farsi scivolare ciò che accade, ciò che ci appartiene. Ciò che ci attende. Ormai i tempi dell’attesa alla Godot sono terminati; è necessario aprire varchi, fenditure, scoprire altri spazi, altre geometrie, entrare nel vivo dei fatti. Il nostro scrittore ne percorre i passaggi, con ansia sì, ma anche con determinazione.

Passo dopo passo, la luce del narrare apre gli orizzonti sugli eventi, sulle efferatezze ma anche sulle armonie del mondo e noi, che di quell’armonia ci nutriamo, dobbiamo essere grati allo scrittore, agli scrittori, quando ci inducono a sferrare gli attacchi contro la banalità del male. Non possiamo dimenticare il male che ha nutrito il nostro Novecento ma non possiamo dimenticare anche le conquiste che hanno arriso i cittadini del Pianeta. Noi siamo fatti di sguardi e di pensieri, di emozioni e di passioni; questi elementi ci supportano nella scoperta del piacere di leggere l’opera di Matteo che deve essere interpretata e gustata, gradualmente; scoprire il piacere di leggere in consonanza con la mappa delle storie che lo scrittore ci narra consente di riappropriarsi di metafore significative che frequentiamo poco. Questa è una occasione per riprenderci la libertà di essere e di pensare.

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