C’è un filo conduttore in tutte le mie opere tenuto tra le fragili mani di donne sempre diverse ma, nella loro apparente debolezza, più forti di quanto possa sembrare. Non è un segreto, nasciamo e cresciamo con le donne, dalle nostre madri riceviamo insegnamenti e punizioni, dolcezze e amore infinito. Come non amarle?

Quasi senza accorgermene in ogni mio romanzo ho intessuto grandi trame sulle solide basi di forti figure femminili. Dalla mia Clara di “Io donna” alla Jane di “21 dicembre 2012”, dalle mogli sofferenti ed amabili sparse in opere come “Anche il sole tramonta” alle contrastate figure eclettiche di altri miei scritti, le donne costellano ogni mio elaborato, forse perché in fondo sono loro la mia unica vera passione. Ho sempre guardato e scrutato ogni loro gesto, da mia madre a mia moglie, ho sempre avuto al mio fianco modelli femminili molto forti e seducenti nelle loro strambe articolazioni.

Sono il perno di ogni vita e come spesso si racconta per le storie delle celebrità “Dietro ogni uomo di successo si nasconde sempre una grande donna”. Allora perché non amarle? Perché non seguirle nel vorticoso percorso dei loro ragionamenti, nelle alterne vicende delle loro vite incantate tra successi e perenni insoddisfazioni, tra tradimenti e ad alta onestà? A loro dovrebbe andare ogni nostro rispetto, e qui mi sento un po’ antico ma non mi dispiace, a loro ogni nostro pensiero delicato.

Spesso narro nei miei romanzi di quanto la forza della mia esistenza sia stata la cultura, non è un’invenzione. La voglia di scoprire e di imparare mi hanno portato ad andare sempre avanti anche tra mille difficoltà, anche nel periodo più buio della mia vita. Il motore che ci spinge a migliorare è infatti proprio la conoscenza, l’apprendimento. Così, entrando in una libreria, mi sento spesso come un bambino in un negozio di dolciumi mentre guardo i libri: vorrei provarli tutti, assaporarli, tenerli tra le mani, perché diciamolo il vero libro è quello cartaceo, il digitale ne è soltanto una triste imitazione.

Parlando con amici, colleghi o miei lettori, spesso mi capita la fatidica domanda “Ma Matteo qual è il tuo stile di scrittura?”. Quel momento solitamente non mi coglie impreparato, sono anni ormai che, da quando ho seguito il flusso naturale dei miei pensieri, cimentandomi nella scrittura dei miei romanzi, mi vengono fatte domande sui personaggi dei miei libri, sulle loro storie e sul mio stile.

Premetto che nessuno al mondo penso possa essere in grado di definire se stesso, anche perché come sappiamo, noi ci vediamo in un certo qual modo, all’esterno la percezione che gli altri hanno di noi pare completamente differente da ciò che vorremmo sembrare o crediamo di sembrare. Questo genere di ragionamento calza alla perfezione anche in ambito letterario, io ho sempre cercato di impostare i miei scritti nella semplicità, in modo che chiunque potesse leggerli senza annoiarsi o abbarbicarsi troppo in tortuosi ragionamenti o fraseggiare assurdi. Perciò ho adottato una scrittura lineare che potesse rispecchiare il mio modo di esprimermi vocalmente, senza creare un eccessivo distacco tra il vero Matteo ed il Matteo che narra. Insomma, anche nei miei libri ho sempre provato a restare me stesso, “comunque e in ogni caso” credo sia sempre la scelta migliore.

Non è sempre facile descrivere da cosa nasca l’ispirazione, a volte è un vortice irrefrenabile, altre una perla da scoprire con cura. Da sempre però ha campeggiato in me la voglia di dare lunga vita a quello in cui credevo, di trasmettere ai miei nipoti, ai miei figli e a tutti coloro che avrebbero avuto piacere di leggermi, ciò che ho sempre ritenuto importante nella vita.

Da tutto questo ho sempre tratto, forse inconsapevolmente, grande ispirazione. La forza della parola mi ha sempre affascinato: una parola può trasmettere valori e solidità, può narrare storie vere e tramandarle, può raggiungere persone lontane nei luoghi e nel tempo.

Un altro mistero che ho sempre trovato sconcertante è proprio quello della forza nella parola, nei racconti. Storie lontanissime anni luce ci hanno raggiunto sino ai giorni nostri e proprio per questo credo di essermi da subito innamorato della scrittura e delle sue magie. Mi affascina sapere che le nuove generazioni potranno conoscere me, la mia città, i miei personaggi veri o inventati; mi affascina sapere che tra anni ed anni alcune mie creature letterarie potranno essere amate o disprezzate, in ogni caso messe al cospetto degli uomini del futuro. Non a caso ho scelto di utilizzare i mezzi che la modernità ci ha messo a disposizione, come facebook, questo blog che state leggendo e molto altro ancora. Il mondo viaggia veloce ed io ho deciso di salire a bordo di questo mezzo fantastico.

Lunedì, 01 Febbraio 2016 20:23

Il mondo è Online

 

 

Mi rendo sempre più conto che il mondo viaggia alla velocità della luce, tutto cambia ed è cambiato moltissimo da quando con grande ardore mi sono addentrato nella scrittura. Prima scrivevamo lettere, ora e-mail ed sms; prima per vedersi con una persona cara bisognava aspettare di essere entrambi nello stesso luogo, ora con le videochiamate e quant’altro è possibile vedersi e parlarsi da ogni capo del mondo.

 

Insomma una vera e propria rivoluzione nella vita di tutti i giorni, nelle relazioni. Una rivoluzione sicuramente positiva, visto che abbatte barriere ed ostacoli di ogni genere. Ho dovuto per questo, e con mio grande piacere visto che sono sempre propenso alle novità, rivoluzionare il mio modo di intendere la comunicazione. Ora contatto i miei amici su Facebook, ricevo ogni giorno richieste e domande interessate dai miei lettori che hanno iniziato a seguire il mio blog, la mia pagina personale, il mio sito dal pc.


Ora il principale collegamento con il mondo, con la società, sono i social network, quelle immense piattaforme da cui ci si mette in contatto con mondi lontanissimi, realtà a chilometri e chilometri di distanza. Tutto questo è grandioso, è formidabile questa grande invenzione che sta interessando le nostre vite e che accogliamo quasi inconsapevolmente.

Martedì, 26 Gennaio 2016 17:31

Io e la mia Barletta

 

Nascere in una data città è un marchio di fabbrica, è qualcosa che ci contraddistinguerà per tutto il resto della nostra vita. Partire si dice sia un po’ come morire, partire dalla propria città per esplorare lidi sconosciuti ha sempre sortito in me un doppio effetto tra la nostalgia e la voglia di scoprire.

Mercoledì, 20 Gennaio 2016 17:29

Scrivere, una passione prepotente

Ho amato la scrittura sin dai primissimi anni della mia vita, quando da bambino adoravo leggere e già sognavo di essere come uno dei miei eroi, o ancor più sognavo di crearne, di storie, di fantasie. Il passaggio dalla mente alla carta avveniva in maniera del tutto spontanea e, quasi inconsapevole di quanto mi stesse accadendo, mi sono ritrovato scrittore irrefrenabile, lasciando viaggiare la mia fantasia a velocità inimmaginabile.

Non siamo più abituati a tenere un libro tra le mani, forse nemmeno più un giornale.

Le notizie e tutte le informazioni di cui necessitiamo ci giungono per le vie più disparate, quasi sempre dal cellulare.
Ho visto una bellissima vignetta in cui si ironizzava sul fatto che prima nei mezzi pubblici nessuno parlava o socializza, ma leggeva il giornale, adesso nessuno parla o socializza, tutti mantengono lo sguardo fisso sui propri cellulari, presi tra social e messaggini. Nulla di male in realtà, in un mondo in cui le notizie viaggiano alla velocità della luce, perlomeno tutti o quasi sono sempre aggiornati. Nulla di male però nel profumo di un buon libro, ricordo ancora quando ne ricevevo uno in regalo, l’emozione di sfogliare per primo quelle pagine incantate, ricche di vita e narrazioni, informazioni fantastiche o racconti di paesaggi immensi.

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