21 Dicembre 2012 William e Jane (2011) (Codice: )

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21 Dicembre 2012 William e Jane (2011)
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“21dicembre 2012”: si può leggere in chiave di utopia e di fantascienza, ma soprattutto di utopia. È una parabola sul desiderio di redenzione, fuga o riscatto (ma soprattutto riscatto) da un mondo che l’autore avverte come esaurito, consumato dal suo stesso progresso. Tensioni etiche, commiste a spinte verso un ecologismo di sapore arcaico e psicologico (la frequente allusione alla Madre-Terra offesa e ferita da un’umanità figlia che la stupra e la tradisce) sono stemperate su una storia semplice e fresca, di due giovani che con una nuova arca (novelli Noè) si preparano a sopravvivere alla catastrofe della Terra, profetizzata dai Maya. Ma a differenza di Noè essi portano nella loro avventura solo se stessi, la propria fiducia di ri- uscire a vivere una nuova esistenza, senza le scorie della precedente. Essi sono l’origine di una nuova era primigenia, con un’altra umanità priva di vizi e libera dai dolori che affliggono il loro pianeta, la terra, distruttasi perché, forse, i suoi abitanti avevano troppo preteso, sia in termini di risorse che per una profonda malvagità che l’aveva pervasa. Il mito della pietra che dà l’energia vitale, una nuova energia, è un elemento magico nella storia ed è un abile espediente fantastico per spiegare l’inspiegabilità dell’essere e del perpetuarsi possibile della vita anche in altro mondo fuori dal sistema sole-terra. Un mondo vegetale, che si autoproduce acqua e aria senza animali da cacciare e da uccidere, si apre come prospettiva del nuovo paradiso. Questo è un mondo bello, un mondo senza sangue né lotta. In questo contesto, in questo luogo ameno il bimbo che nasce, cresce senza gli effetti dell’inquinamento, è creatura simbiotica con l’ambiente della natura, di cui entra a far parte senza traumi né dolori. Si chiama John il figlio di William e di Jane, ed è anche lui anglofono come i suoi genitori, che, al momento, non hanno altra lingua con cui comunicare la loro esperienza, e solo ribattezzano piccolo sole la nuova fonte di luce, diversa dal sole conosciuto sulla terra. Il messaggio passa proprio attraverso la continuità del linguaggio di questi tre esseri. La lingua, che rappresenta la sedimentazione della cultura di un mondo, di cui i protagonisti sono stati comunque parte, sarà l’elemento destinato a continuare, oltre la fine fisica del pianeta terra, il cammino dell’umanità, anche se colpevole e autodistruttiva. L’infinito, per proseguire, attraverso le “alterne vicende delle umani sorti” si rifonda in una storia perenne. La lettura è rapida perché il lettore vuole sa- pere se l’avventura dei protagonisti sarà bella o brutta, ma il racconto è così lieve e pulito da far desiderare un lieto fine e incute una necessità di speranza che, oltre ogni angosciante delirio nichilistico, riservi alla vita una prospettiva.

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